In Argentina si parla di #jacursodavivereimparare

Jacurso da vivere e imparare

Il progetto “Jacurso da vivere e imparare” è nato con l’idea di far vedere al mondo questo paesino e di conservare anche le sue antiche tradizioni. Con questo progetto si propone un turismo sostenibile, attraverso: lezioni d’Italiano, escursioni, visite guidate e con la partecipazione della comunità di Jacurso

Il progetto è diviso in due parti:

  • Jacurso da vivere: che offre l’opportunità di alloggiare in diversi spazi del paese.
  • Jacurso da imparare: dove il turista ha la possibilità di trascorrere le sue vacanza in contatto con la comunità e imparare le sue tradizioni.

Le attività tradizionali: Lezioni di cucina; Lezioni d’italiano; Laboratori tradizionali; Preparazioni del vino e dell’olio.

Degustazione di prodotti calabresi: la possibilità di assaporare ottimi prodotti locali di qualità, interamente fatti in casa, preparati con alimenti biologici, presenti sul territorio.

Escursioni e intrattenimento: Archeologia e Patrimonio Storico-Artistico; Alberi secolari e Passeggiate Naturalistiche; Cultura-Spettacoli e Festival.

A me sembra che sia un bel progetto. Permette lo sviluppo del paese, che non sia un luogo “perso nel mondo” e che le sue tradizioni non rimangano soltanto nelle poche persone che vivono lì, ma che invece si tramandino e siano conosciute da altri.

Personalmente, questi tipi di progetti mi piacciono, pensare come riportare in vita uno spazio o un luogo. A Mar del Plata non è necessario fare un progetto di questo tipo, perché è una città con il  turismo già elaborato, invece ha bisogno di mettere a punto tutte le costruzioni tipiche distrutte dal tempo e dall’abbandono, che sono state fatte da architetti molto importanti dell’Argentina. Magari, questo permette di reinventare la città e portare anche più turisti.

 

Agustina Lussoro

Studentessa del corso di italiano agli stranieri

tenuto dalla docente Antonia Limardi

La Calabria è… #jacursodavivereimparare

Solare e accogliente, forte come i sapori e i profumi pungenti della sua cucina e della sua natura, la Calabria è un possente bastione montuoso che si erge tra lo Ionio e il Tirreno… Marco Casareto, pag. 5, Meridiani 2020

Qui il passato è presente, si rinnova nella natura, nella ricchezza della biodiversità, nelle consuetudini che si tramandano, nelle rovine della Storia e nelle macerie che si accumulano… Donata Marrazzo, pag. 17, Meridiani 2020

L’entroterra calabro prende le sembianze di un Tibet mediterraneo, con i paesi appesi in posizioni impossibili. Salirà su una montagna posta al centro del Mediterraneo, con ruvidi contrasti. Dalle ginestre si passa alle felci. Più che raggiungere vette si tagliano altopiani… Valentina Scaglia, pag. 35, Meridiani 2020

 

 

Buone pratiche di turismo sostenibile per le aree interne #jacursodavivereimparare

Buone pratiche di turismo sostenibile per le aree interne: i casi calabresi di “Orme nel Parco” e “Jacurso da Vivere e Imparare”

di Tullio Romita

  1. Buone pratiche e turismo sostenibile

In termini generali, l’etichetta di buona pratica viene oggi assegnata a qualsiasi esperienza abbia prodotto risultati positivi e rilevanti rispetto agli obiettivi iniziali ed al contesto in cui si concretizza. In effetti, però, il concetto di buona pratica è molto più complesso.

Nell’ambito dello sviluppo sostenibile del turismo, una buona pratica è un’esperienza che non ha solo generato i migliori risultati per chi l’ha proposta e realizzata ma anche per la collettività nel suo complesso. Ovvero, deve produrre risultati che siano attinenti al perseguimento di uno o più obiettivi che rientrano in quelli più generali della sostenibilità ambientale, della sostenibilità economica e della sostenibilità sociale.

In altri termini, per potersi qualificare come “buona pratica di turismo sostenibile”, non basta che l’esperienza proposta porti, per esempio, alla crescita del movimento di turisti ed alla crescita dei guadagni economici per gli operatori che la realizzano, ma deve anche, sempre per esempio, tutelare le risorse naturali che utilizza, ridurre gli impatti ambientali, tutelare e valorizzare le risorse culturali locali.

Ma ciò non basta. Perché un’esperienza possa essere valutata una buona pratica è, oggi, necessario che risponda anche ad un altro criterio: l’esperienza deve essere agevolmente esportabile e replicabile in altre realtà locali. Questo vuol dire che ciò che di “buono” nell’ambito della crescita del turismo sostenibile è stato fatto in un certo luogo, deve poter essere preso ad esempio e trasferito in un altro luogo con caratteristiche simili potendo quest’ultimo contare sul fatto che il risultato finale sarà un vantaggio simile a quello di chi lo ha in precedenza realizzato.

Il presente contributo intende rappresentare due casi che a nostro avviso presentano caratteristiche e qualità che ci permettono di classificarli come casi di buone pratiche per lo sviluppo sostenibile del turismo.

  1. Casi di studio di buone pratiche di turismo sostenibile

I casi di studio prescelti, “Orme nel Parco” e “Jacurso da Vivere e Imparare”, sono due esempi di crescita sostenibile del turismo in Calabria, che possiamo etichettare come buone pratiche in quanto, come vedremo, rispondono a più dei criteri minimi richiesti per essere definite tali, ma non sufficientemente riconosciute come tali.

I casi scelti sono il frutto di una decisione precisa. Quella di contribuire a valorizzare realtà sociali e culturali, oltre che imprenditoriali, che operano con finalità prevalentemente turistiche in contesti ambientali e territoriali considerati marginali e dove più difficoltoso è lo sviluppo di percorsi imprenditoriali e più difficile l’affermarsi di idee di impresa che prediligono l’approccio sostenibile al turismo.

Inoltre, anche per contribuire a promuovere una cultura della crescita economica e sociale fondata sulle buone idee e sulle buone pratiche anche in territori in evidenti condizioni di difficoltà economiche e sociali, e di contribuire alla disseminazione e valorizzazione dei risultati di esperienze positive e trasferibili, e che se prese ad esempio contribuiscono a contrastare la migrazione e l’abbandono della popolazione attiva, in particolare delle aree interne

  1. Analisi dei casi di studio

3.1 Lo scenario

Il progetto “Orme nel Parco” prende corpo nel 2008, proponendosi come impresa turistica specializzata nella progettazione, realizzazione e gestione di parchi acrobatici forestali ed eco-esperienziali, in una località calabrese del Parco Nazionale della Sila, Tirivolo, ricadente nel comune di Zagarise (CZ), e dove “si respira l’aria più pura d’Europa”.  “Orme nel Parco” nasce come primo parco avventura della Calabria, nel 2014  diventa parco eco-esperienziale, e può contare su una superficie di tre ettari immerso in un bosco di faggi. Varie sono le attività praticabili: i percorsi Acrobatici forestali, l’arrampicata sportiva, il noleggio di  Mountain Trials Bike, quattro percorsi di trekking, percorsi nei boschi innevati della Sila con le ciaspole, un percorso eco-sensoriale, tiro con l’arco e percorsi per il Dog Walking.[1]

Il progetto “Jacurso da Vivere e Imparare” nasce nel 2013, è effettivamente operativo da poco meno di due anni, e nasce dall’esigenza di voler conservare e preservare l’identità locale attraverso antiche tradizioni orali e gli stili di vita tradizionali e facendoli “vivere” come esperienza ai turisti. Jacurso (VV) è un piccolo paese di circa 600 abitanti, situato in Italia meridionale, in Calabria; si trova in collina (circa 450 m. s.l.m.), in posizione centrale all’Istmo di Marcellinara, la striscia di terra che divide il Mar Tirreno dal Mar Jonio, ed il progetto si è avviato considerando l’opportunità di mettere in contatto la comunità locale, un territorio isolato e quasi spopolato, con dei turisti responsabili, che amano il viaggio e la scoperta di valori essenziali quali l’autenticità e il ritmo naturale della vita quotidiana. Il principale strumento di marketing è il passa-parola e l’utilizzo di alcuni social network, piattaforme web e web booking (facebook, trip-advisor, booking.com, airbnb.com) cercando di attrarre il target di riferimento con una comunicazione responsabile. “Jacurso da Vivere e Imparare” offre l’opportunità di soggiornare in varie tipologie di sistemazioni che si trovano distribuite all’interno dell’area comunale, ed eroga vari servizi di accoglienza turistica: lezioni di cucina calabrese, lezioni d’italiano collegate alla tradizione orale, laboratori tradizionali finalizzati alla riscoperta delle tecniche artigianali del passato, lezioni di enogastronomia, degustazioni, partecipazioni a sagre e feste locali[2].

3.2 Contesto e storia

I due progetti realizzati si situano in un contesto storico e territoriale con caratteristiche sociali ed economiche molto simili tra loro, che poi sono quelle che riguardano più in generale la regione.

Come noto, a partire dagli anni ’50 del XX secolo e fino a tutti gli anni ’70, l’Italia ha attraversato un periodo storico caratterizzato da profonde trasformazioni sociali. In quegli anni si è concretamente passati   da una società basata sull’agricoltura ad una società basata sull’industria, e la trasformazione economica ha portato con se importanti trasformazioni sociali e culturali, sono cambiati: gli stili di vita, il concetto e la percezione del benessere, i paesaggi rurali e l’assetto urbano delle città, l’uso ed il consumo del tempo libero, ecc..

Tuttavia, è anche noto che il fatto che tali modificazioni non hanno percorso il Paese allo stesso modo. Ovvero, mentre alcune aree del Paese crescevano sempre più altre si impoverivano ancor di più, talvolta  proprio per consentire che il miracolo economico si potesse compiere.

In altri termini, ciò che è successo è che mentre a svilupparsi in modo assai evidente erano principalmente le aree del Nord d’Italia con importanti effetti positivi anche verso le aree centrali della penisola, il divario preesistente tra nord e sud del Paese non veniva colmato, probabilmente, come alcuni autori sostengono, non aumentò, in conseguenza dell’intervento straordinario dello Stato nel Mezzogiorno[3],  ma il risultato certo è che le regioni del sud non sono state effettivamente attraversate da compiuti processi di industrializzazione, ed in tale contesto la regione che ha registrato maggiori squilibri è la Calabria.

In questa regione, ciò che è accaduto è che negli anni del boom economico italiano decine di migliaia di calabresi sono emigrati vero il nord del Paese attratti dal lavoro nelle fabbriche e dalle migliori condizioni di vita offerte dalle città industriali. In grande maggioranza, a partire, anche verso l’estero, erano i più giovani, fino ad allora prevalentemente impegnati nell’agricoltura, e quest’ultima col passare del tempo e con i successivi “ricongiungimenti” veniva  sempre più impoverita di popolazione rurale e le produzioni agricole  sostanzialmente ridotte ai minimi fisiologici.

Emigrazione ed impoverimento della produzione agricola si sono riflesse anche sulle comunità locali rimaste e sullo sviluppo dei centri urbani minori. Chi è rimasto si è progressivamente trasferito nei centri urbani maggiori trovando nei servizi, principalmente in quelli pubblici, una opportunità lavorativa ed un nuovo ruolo sociale. Tutto ciò ha principalmente espanso la crescita del settore edile dedicato alla costruzione di nuovi e moderni edifici abitativi, e però contestualmente favorendo il progressivo abbandono e degrado non solo delle abitazioni rurali ma anche degli edifici situati nei centri storici originari e di quelli presenti nelle aree più interne e di montagna.

Tuttavia, proprio la presenza di centri storici e edifici rurali e/o di montagna, abbandonati e/o degradati, ma proprio per questo riusabili e recuperabili nella loro forma architettonica e paesaggistica originaria, proprio la presenza di produzioni e risorse eno-gastronomiche tipiche, e proprio l’assenza di una diffusa ed invasiva presenza industriale, restituiscono un territorio che presenta interessantissime opportunità di crescita del turismo.

In tale contesto, il turismo contemporaneo, post-moderno, multi-esperenziale, eco-esperenziale, ossia molto sensibile alle qualità naturali del territorio, sempre meno eterodiretto e sempre più autodiretto, sempre più disponibile al rapporto diretto con la popolazione ospitante, sempre più mobile, sempre più disposto ad abbandonare comportamenti turistici tipici delle 4S in favore di quelli più coerenti con le 3L, sempre più viaggiatore e sempre meno turisti, offre al territorio calabrese interessanti opportunità per  la nascita competitiva di un ventaglio di nuove offerte “turistiche”, proprio ciò che i progetti “Orme nel Parco” e “Jacurso da Vivere e Imparare” tendono a voler rappresentare.

3.3 Organizzazione

Nella storia del progetto “Orme nel Parco”  è stato rilevante l’incontro, nel 2006, con Stefano Ceci, imprenditore e presidente all’epoca di GH Impresa Turistica, insieme al quale è stato ideato e realizzato (nel 2008) il primo parco avventura in Calabria e uno tra i più grandi d’Italia, in Sila. Per farlo il primo passo è stato quello di costituire la società GH Calabria srl con capitale sociale di 30.000 euro, costituita da 3 soci.[4] Successivamente è stato attivato un mutuo bancario[5] usufruendo di un’iniziativa della Cosvig (Consorzio Sviluppo delle Garanzie) per l’accesso al credito, un’iniziativa volta a favorire l’accesso alle fonti finanziarie delle piccole e medie imprese mediante la concessione di una garanzia pubblica che arrivava all’80% dell’operazione e grazie alle garanzie e all’immissione di capitale da parte del socio GH srl. Dopo aver fatto ciò è stato siglato un contratto con la Sing Park srl di Reggio Emilia, azienda specializzata nella progettazione e realizzazione di percorsi acrobatici forestali, per la realizzazione del nostro Parco. Il passaggio compiuto successivamente è stato quello relativo all’individuazione dell’area sulla quale costruire il parco, la scelta è ricaduta su Tirivolo, località di montagna selvaggia nel comune di Zagarise, lontana dal caos del turismo di massa, naturalmente integra. Di conseguenza sono stati effettuati i rilievi dell’area, uno studio dei percorsi, della sentieristica e della valutazione di tutti gli altri aspetti connessi come i parcheggi, l’area servizi, l’area ristoro, ecc.. Infine, è stato presentato il progetto presso gli enti preposti all’autorizzazione: comune di Zagarise, Parco Nazionale della Sila, Provincia di Catanzaro, Regione Calabria, ASL, Sovrintendenza ai beni ambientali. Una volta ottenuto il parere favorevole da parte degli enti preposti, sono stati avviati i lavori di costruzione, formazione degli addetti, l’attività di promozione e l’inaugurazione. Dal 2014 divenuto parco eco-esperienziale, ovvero un luogo dove si vivono esperienze a contatto con la natura che coinvolgono tutti e cinque i sensi.

Il progetto “Jacurso da Vivere e Imparare” rappresenta la realizzazione di una idea che è nata e si è sviluppata sulla base di un continuo confronto fra tre soggetti portatori ognuno di un diverso punto di vista: un’antropologa, una esperta in comunicazione ed un economista.[6]  L’antropologa culturale, specializzata in conservazione del patrimonio immateriale, dopo essersi laureata ha sviluppato oltre dieci anni di esperienze al di fuori della Calabria, e dopo avere  conosciuto vari luoghi e varie culture, in Italia e fuori dall’Italia, è voluta ritornare a vivere e lavorare nella sua terra d’origine, nella convinzione che tutte le persone del mondo dovrebbero poter avere l’opportunità di vedere quanto sia bella ed interessante questa parte della nazione, in questo senso occupandosi della registrazione e della salvaguardia degli aspetti della vita tradizionale del luogo.  All’esperta in scienze della comunicazione è affidato il compito di comunicare all’esterno ed agli ospiti di “Jacurso da Vivere e Imparare” gli aspetti significativi delle tradizioni locali e le qualità naturali e paesaggistiche, un ruolo importante poiché necessario a trasferire ai soggetti esterni le conoscenze che servono a capire, anche metaforicamente, l’identità del luogo. All’economista, esperto in ospitalità e turismo, e specializzato in strategie e pratiche di sostenibilità per destinazioni e business turistici, è responsabile marketing del progetto “Jacurso da Vivere e Imparare”, ed impegnato nella sua promozione sui mercati internazionali. Questi soggetti  hanno ideato ed oggi gestiscono il progetto in questione.

3.4 Risultati

“Orme nel Parco” viene indicato dai suoi stessi ideatori e gestori come il Parco Avventura ed eco-esperienziale fra i più visitati d’Italia, dalle scolaresche, dai gruppi, dalle famiglie e da tutti coloro i quali desiderano trascorrere una vacanza o del tempo libero in montagna, a contatto con la natura.

“Jacurso da Vivere e Imparare” nei suoi primi circa due anni di vita ha registrato una “interessante” affluenza di turisti durante la stagione estiva (circa 200 pernottamenti per 20 posti letto), con permanenza media di tre notti e con punte fino a quindici notti.

Entrambe le esperienze sono votate alla costruzione di reti (network) composte da vari soggetti che perseguono lo sviluppo del turismo sostenibile, anche attraverso la partecipazione a progetti nazionali ed internazionali, e  sembrano godere di una buona reputazione che viene esplicitata attraverso la raccolta delle opinioni degli utenti.

“Jacurso da Vivere e Imparare” e “Orme nel Parco”, sono parte attiva della  rete delle Imprese Eretiche, cioè di quelle imprese che “… osano sfidare lo status quo, quelli che vedono dove altri non vedono, che invece di lamentarsi agiscono, che si muovono prima e che contribuiscono con il proprio agire a cambiare in meglio innanzitutto la propria vita e poi quella degli altri”[7].

  1. Conclusioni

Entrambe le esperienze hanno realizzato un insieme azioni che hanno condotto ad un ampliamento dello sviluppo sostenibile delle aree in cui sono collocate e che possono e debbono essere prese ad esempio da territori con caratteristiche simili, principalmente nella stessa regione Calabria.

Innanzitutto, sia “Orme nel Parco” che “Jacurso da Vivere e Imparare” sono due progetti che nascono certamente anche con la finalità di costruire un’attività economica ma che basano il perseguimento del miglior fatturato non sullo sfruttamento intensivo delle risorse naturali e culturali ma sulla valorizzazione intensiva di tali risorse, e, inoltre, sul rispetto delle risorse comuni.

In effetti, essendo “Orme nel Parco” un Parco Avventura anche eco-esperienziale, ed essendo  “Jacurso da Vivere e Imparare” un’attività che include servizi ricettivi in vari ambienti dell’area comunale ed eroga servizi di accoglienza turistica ad alto contenuto culturale locale, se l’obiettivo fosse stato principalmente il business “turistico” sarebbe stato molto più conveniente avviare le attività non nelle aree interne della regione ma in quelle più prossime alle aree turistiche più fertili del territorio regionale.

Vi è poi da sottolineare che le iniziative in questione non hanno al momento goduto di sussidi pubblici in particolare a fondo perduto, cioè non sono nate sulla base di stimoli fondati su opportunità economiche vantaggiose, ma sulla base di  idee di business costruite sulle proprie passioni e sui propri interessi.

Infine, in entrambi i casi di studio, è rinvenibile la presenza della ricerca di un rapporto particolare con la comunità locale, talvolta fatta di coinvolgimento e comunque sempre di rispetto e di collaborazione. A tal proposito, depone bene la circostanza che, al momento si registra un effetto positivo sull’immagine complessiva delle località in cui sono ubicate le attività, sia in termini quantitativi che in termini qualitativi.

[1] http://ormenelparco.it/

[2] http://jacursodavivereeimparare.it/

[3] Al proposito cfr. S.CAFIERO Tradizione ed attualità del Meridionalismo, Il Mulino, Bologna, 1989, p.110, e , V.ZAMAGNI Dalla periferia al centro, Il Mulino, Bologna, 1990, p. 53.

[4]  Massimiliano Capalbo, Giovanni Leonardi e GH srl.

[5]  Presso la BCC (Banca di Credito Cooperativo).

[6] La prima è Rosamaria Limardi, la seconda è Antonia Limardi, il terzo è Marcello Notarianni.

[7] http://ormenelparco.it/iv-raduno-delle-imprese-eretiche/

C’era una volta… #jacursodavivereimparare

La memoria: la terra, i contadini… un passato rurale da non dimenticare

Riallacciandomi a quanto si scriveva, nell’ultima parte dell’articolo, sul Monte Contessa dove si parla dei nostri contadini che mantenevano salubre la montagna e tutta la campagna veniva lavorata senza lasciare nessun pezzetto di terreno incolto. Dove le tracce, di tante case in pietra sparse e ben inserite nel territorio, restano come testimonianza di un passato laborioso e non più ripetibile. Jacurso è stato, fin da tempi remoti, un paese in cui l’agricoltura ha sempre avuto un ruolo importante nella sua economia dove non ci sono stati grandi latifondisti ma solo piccoli e medi proprietari terrieri, coloni e braccianti giornalieri che lavorando la terra garantivano una vita dignitosa alla propria famiglia. Pensando alla condizione dei nostri contadini rispetto alla proprietà, al tipo di contratto o alla mezzadria, la terra è stata per tutti sinonimo di sacrifici per coltivarla, di dura fatica e quasi sempre condotta senza nessun mezzo meccanico ma solo ed unicamente “cu la zappa” ed anche l’unico modo per guadagnarsi il pane quotidiano. Per molti nostri compaesani la terra è stata anche casa, famiglia, speranze, progetti di vita, avvenire, morte…. Sulla nostra terra si nasceva e si moriva. Di terra, di colture, di “putare”, de “simianti”, de “margi”, de “majisi”, delle condizioni del tempo della pioggia che non arrivava o che non voleva più smettere si parlava in continuazione: in piazza, davanti alla chiesa, alla Cona, nelle bettole ecc… spesso citando detti o proverbi della nostra cultura popolare che si tramandavano da padre a figlio, di generazione in generazione a seconda delle stagioni. Spesso le terre erano situate su sentieri scoscesi e anche lontane dal centro abitato o anche nei territori dei comuni limitrofi: Maida, Cortale, Curinga ecc.. e i contadini erano costretti a raggiungerle a piedi non avendo da pagare “lu postale”. Cosi prima di affrontare una dura e lunga giornata di lavoro, dalla mattina all’alba fino a sera, bisognava prima con il buio della mattina e poi della sera, camminare per decine di chilometri, mentre le donne erano costrette a caricarsi sulla testa dei gravosi recipienti: “cisti”, “panari”, “varrili” ecc… “cu la curuna supra la testa”, pieni di prodotti che bisognava portare in paese. La produzione agricola era caratterizzata dalla coltivazione del grano, “ndianu”, avena, orzo, lupini, patate oltre agli ulivi, alla vite e da tutti i tipi di ortaggi per uso alimentare. Il nostro territorio era anche dedito alla pastorizia sia in montagna che nelle nostre campagne allevamenti di: caprini, ovini, suini, vaccini, pollame offrivano i prodotti sia per il proprio consumo familiare che per il commercio come la carne, il latte i formaggi ecc.. Oltre al lavoro quotidiano della propria terra durante l’anno, la manodopera si rendeva utile e necessaria anche stagionalmente: per zappare e seminare in autunno, per la mietitura e la trebbiatura all’inizio dell’estate. Un paesaggio agricolo ricco di case rurali sparse, masserie e tanta montagna e campagna coltivata. Anche nel nostro centro abitato erano presenti animali, alcuni girovagavano per il paese, altri dimoravano nelle stalle o nei “catoi” ai piani bassi delle case, altri addirittura dimoravano con le persone. Per cui l’igiene pubblica a quei tempi  era un problema da affrontare con la massima attenzione onde evitare epidemie o morbi e infezioni di qualsiasi natura. L’evolvere della società negli ultimi cinquant’anni, la rapida affermazione delle tecniche moderne e dell’industria anno reso superati i modi e le tecniche tradizionali di lavoro nelle campagne. Di fronte a questa rapida evoluzione, la cultura tradizionale del mondo contadino rischia di scomparire, essendo finita la trasmissione di una sapienza antica alle giovani generazioni. Con la perdita della tradizione si rischia che  vengono dimenticate le tecniche secolari di lavorazione della terra e dei  prodotti  in uso nel mondo contadino, quella cultura orale, quel passaggio da padre a figlio, da generazione in generazione, che senza l’ausilio di trattati o di testi scritti aveva saputo formare tutti i lavoratori della terra “la civiltà contadina”. Tutti i termini legati alla cultura contadina arricchiscono la lingua calabrese e i dialetti locali, come i canti, i detti popolari e le filastrocche che accompagnavano i diversi momenti del vivere insieme in una comunità. La terra intesa come fonte di sostentamento, una cultura contadina passata è stata abbandonata sul finire del secolo passato e poi nel secondo dopoguerra. Milioni di emigranti verso le Americhe prima e tantissimi addetti alle catene di montaggio del Nord poi, hanno lasciato le campagne ed affollato le fabbriche per dare alle famiglie un futuro più prosperoso e migliore. Si lasciavano cosi, nelle case sui campi, gli ormai  vecchi genitori contadini e tutto un patrimonio di esperienze di vita ormai inutili davanti al progresso, allo spreco di energia, all’inquinamento e indifferenti all’andamento delle stagioni. Tutti figli dell’età della zappa uomini e donne ormai esperti nel conoscere fin da bambini le diverse qualità del legno o delle piante, e i loro usi. La civiltà contadina, fatta di fatica e miseria è cosi arrivata verso una società modernizzata, libera da antiche pene e di agi di vita modesti, è cosi scomparsa, ad essa è subentrata una nuova fase storica volta alla modernità, al cambiamento, all’informazione. Non ho nessuna nostalgia per quella civiltà contadina piena di stenti e privazioni, nessuna nostalgia per quel mondo dove le persone vivevano nelle difficoltà e la forza di andare avanti, nessuna voglia di tornare indietro ma la corsa al progresso, allo sviluppo è diventata una corsa senza regole verso la distruzione di ogni cosa: risorse, territori, città, rapporti umani. Lo svuotamento del senso di agire nel sociale, la scomparsa dei valori della vita spirituale, non consentono di guardare al progresso socio-economico e tecnologico della società attuale, che ha sopraffatto la realtà contadina, con la fiducia di un tempo.

Emigrazione -a cura di Mimmo Mazza

Perché? #jacursodavivereimparare

Quali sono gli elementi d’identità di Jacurso

Una piccola comunità composta da 600 abitanti, i residenti, per non parlare dei migranti che da lontano tengono stretto il legame con il paese. La forte identità di Jacurso e della sua gente è basata sull’elemento chiave, quello di condurre una vita tradizionale. Caratterizzata da cose semplici, tutte rigorosamente fatte in casa. Uno stile di vita che garantisce l’autosussistenza.

– Come ci si arriva?

In macchina è il modo più comodo, ma la bicicletta, l’autostop o i mezzi pubblici sono consigliati perché rispecchiano il nostro ideale di turismo responsabile.

– Cosa cerca il viaggiatore che viene a Jacurso?

La tranquillità che si gode nel piccolo borgo lontano dal tram tram quotidiano delle città. Un contatto diretto con il tempo che scorre lento e si ha l’impressione di vivere più intensamente.

– Cosa si fa (o si può fare ) a Jacurso?

  1. Tour nel Centro Storico
  2. Trekking nella Natura più bagno al Fiume
  3. Visita Guidata Aziende Agricole più Degustazione
  4. Raccolta Frutta e Preparazione Marmellata
  5. Festa Popolare di Paese
  6. Lezione d’italiano e Conversazione
  7. Passeggiata Archeologica
  8. Dimostrazione della preparazione del Gelato Artigianale con Degustazione
  9. Esibizione dell’antica Tecnica di Tessitura
  10. Festival Musicali
  11. L’antica lavorazione dell’Olio
  12. Lezione di Yoga e Meditazione
  13. Laboratori di cucina calabrese
  14. Sagre e fiere
  15. Laboratorio di Telaio
  16. Trasferimento stazione/aeroporto
  17. Cesto di prodotti tipici di stagione

Jacurso percepito come:

– un luogo poco conosciuto (da trovare, da scoprire o riscoprire) in una dimensione legata al passato (tradizioni) ma con uno sguardo al futuro.

– con un elemento di attrazione: la sua gente caratterizzata dalla semplicità che contraddistingue l’essenza calabrese.

– è immerso in una natura tipica della zona (la montagna dirimpetto al mare, la macchia mediterranea incorniciata da distese infinite di alberi d’ulivo).

Insieme a queste caratteristiche fisiche Jacurso deve “mostrare” una serie di “doti” relazionali/emozionali.

Jacurso deve quindi voler dire:

autenticità (artigianato locale, costumi, comunità, know-how)

– genuinità (patrimonio enogastronomico autoctono, cibo tradizionale, sapori veri da ri-scoprire e know -how)

– tradizioni (il folklore e le feste religiose e contadine).

– relazioni/scambio (interazioni e relazioni dirette tra le persone e i turisti)

Tutto quello insomma che si può riassumere nelle capacità relazionali autentiche della comunità che vive a Jacurso e nei tempi di vita più lenti e meno frenetici.

Quali sono le principali motivazioni che spingono un turista italiano a visitare Jacurso?

1) scoperta di posti nuovi o poco conosciuti
2) tranquillità e serenità dei luoghi
3) genuinità del cibo
4) convivialità e socievolezza degli abitanti del posto
5) appagamento dei sensi.

6) Un evento (le feste religiose e le attività della vita contadina: la vendemmia, la campagna olearia, uccisione del maiale, ecc.)

7) Altro (un week end di primavera al sole)

Ed ancora:

Quanto tempo si fermano i turisti a Jacurso (o nella zona)? Max 2 notti, in media.

Da dove vengono i turisti? Varie nazionalità internazionali (Es: Corea, Australia, USA, Canada, Cile), europee (Germania, Francia, Inghilterra, Ungheria), Italia.

Come vengono i turisti? (a piedi, in bicicletta, auto, treno, aereo, nave). Principalmente in macchina, ma ci sono stati casi di turisti arrivati a piedi, in bicicletta, treno e aereo.

Quando vengono (periodo dell’anno)? Soprattutto durante la stagione estiva (maggio-settembre)

Sono ritornati? Perché sono ritornati? E cosa gli è piaciuto o dispiaciuto? Sono ritornati alcuni turisti calabresi, gli è piaciuto il posto strategico per effettuare la camminata fra i due mari.

LA COSTA DEGLI DEI E I SUOI MUSEI #jacursodavivereimparare

Con le sue magnifiche spiagge, che vanno da Pizzo Calabro a Nicotera, l’intero tratto del Mar Tirreno meridionale che comprende tutta la provincia di Vibo Valentia, è conosciuta al mondo come l’incredibile Costa degli Dei. Le sue rocce frastagliate, le sue sabbie bianche e spettacolari panorami caratterizzano questo angolo di paradiso calabrese. Al suo interno, la fa da padrona la splendida località turistica di Tropea che, rinomata per le sue favolose bellezze paesaggistiche è nominata la “Perla del Tirreno”. Dalla quale si possono osservare tutte e sette le Isole Eolie. C’è un periodo, in estate, dove il sole sembra tramontare proprio all’interno del cratere del vulcano Stromboli… creando così dei momenti unici e suggestivi. Ma la mitica Costa degli Dei, non è solo spiaggia e mare, anzi offre un ricco patrimonio storico-culturale nei suoi centri dislocati tra la marina e l’entroterra. Come ad esempio, il capoluogo di provincia Vibo Valentia che, con il suo stile architettonico neoclassico rappresenta il comune più popoloso della costa. Pieno di attrazioni turistiche, che spaziano dai siti archeologici, all’architettura religiosa e ai parchi urbani, per non parlare delle numerose aree naturali protette presenti all’interno della provincia. Ma oggi qui vogliamo segnalare, in particolare il Museo Archeologico Nazionale di Vibo Valentia. Intitolato al conte Vito Capialbi (1790-1853), istituito nel 1969 ha sede nel Castello Normanno-Svevo che è la struttura più antica della città, risalente all’epoca di Federico II. Le collezioni esposte all’interno del museo raccontano la storia e l’archeologia del territorio, dalla preistoria, passando per l’epoca greco-romana, finendo al medioevo. Quello che richiama maggiormente l’attenzione è la collezione privata del conte Capialbi, di un ricco monetiere, che è divenuto il riferimento numismatico più importante della Calabria. Dal mare ai monti, in pochi chilometri, per trascorrere un’esperienza unica nel suo genere, queste sono le prospettive di una vacanza da sogno nella Costa degli Dei.

La primavera è nell’aria con #jacursodavivereimparare

Il ciclo naturale delle stagioni, prosegue lento il suo cammino, si manifesta a noi nel suo semplice splendore. Ogni anno, da secoli e secoli la natura è sempre lì saggia ed orgogliosa di sostenere la nostra frenetica vita. La sua armonia e la dolce frequenza da lei trasmessa ci rende più calmi e sereni. Ritornare a sintonizzarci con essa è la risposta esatta che tutti stiamo cercando!!! RITROVARE MADRE NATURA

Il progresso tecnologico, il trasferimento dalla campagna alla città, l’allontanamento dal mondo contadino ha  determinato uno svuotamento dei valori tradizionali su cui si basava un sistema consolidato di solidarietà sociale. Lo sviluppo del settore terziario, l’attenzione rivolta sempre più verso aspetti soprattutto economici, il distacco dagli usi e costumi, dalle tradizioni e dalle buone abitudini ha generato un grande vuoto in tutte le generazioni. Oggi questa condizione di disagio, si nota particolarmente nei contesti scolastici, sociali e sanitari.

Nel passato l’agricoltura rappresentava il principale settore di occupazione e di produzione, la famiglia contadina conteneva al suo interno tutti i ruoli ben definiti per i suoi membri, quest’organizzazione sociale offriva loro protezione e riconosceva a tutti gli stessi diritti. Per fortuna, negli ultimi anni, si è assistito ad un ritorno di attenzione in questa direzione, nella quale l’agricoltura ha nuovamente riacquistato il suo antico significato.

Si parla di agricoltura sociale, intesa come una tradizione innovativa che è in grado di reinterpretare antiche pratiche in una lettura attuale. L’importanza di riprendere questi concetti verte anche verso una grande responsabilità ambientale, che vede l’agricoltura protagonista di questa salvaguardia. Riferita principalmente al sistema alimentare, alla coesione sociale e ai servizi alla persona, alle relazioni tra individui e al consolidamento della comunità.

Quest’avvicinamento alla natura, e l’idea che sia fondamentale nel processo educativo ha preso dunque piede. Molti dei sistemi formativi si incentrano sullo stare all’aria aperta, sul rapporto tra il gruppo e l’ambiente, capace di sviluppare l’osservazione di quello che li circonda. Essendo legati all’isolamento, i bambini in questa vita molto artificiale costruita nelle città il contatto con la natura consente di liberarli da queste costrizioni. È stato verificato che allevare gli animali, partecipare ai lavori agricoli, conoscere la cultura delle piante contribuisce allo sviluppo fisico e spirituale. Possiamo concludere affermando che le aziende agricole, chiamate a condurre un’agricoltura multifunzionale, hanno oggi la possibilità di contribuire a pieno a questo virtuoso processo educativo. Del quale, tutta la società e in particolare l’ambiente potrà beneficiare dei suoi effetti positivi.

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Casa relax immersa nel verde

Situata nell’istmo calabrese, la sua parte più stretta, dalla quale si possono apprezzare i due mari (Ionio e Tirreno) è una casa adatta a chi vuole rilassarsi e staccare dalla routine della città. Una vecchia struttura del 1920, recentemente ristrutturata, con due camere da letto, due bagni, soggiorno e cucina abitabile, ampio giardino, posto auto, garage.

La casa si trova in un piccolo borgo antico a 20 minuti dall’aeroporto internazionale di Lamezia Terme, dalla stazione ferroviaria in provincia di Catanzaro. Jacurso, il paesino, è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici ed è fornito di tutti i servizi necessari e utili per sostenere la qualità del soggiorno. Inoltre, gli ospiti potranno degustare un ottimo gelato e una delle migliori pizze della zona. Si avrà, durante il soggiorno, la possibilità di fare lunghe passeggiate nella natura, un bagno al fiume, assistere a laboratori di antiche tradizioni, visite guidate all’interno di aziende agricole, prendere lezioni di italiano e passare del tempo con la comunità locale.

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Un nuovo anno è arrivato… carico di energie questo 2020 si prospetta favoloso!!! In qualsiasi momento, per trovare un po’ di relax, per vivere un’esperienza unica, o anche solo per bere un buon bicchiere di vino, #jacursodavivereimparare offre un ventaglio di possibilità per organizzare la vacanza perfetta.

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Foto di Antonia Limardi