Intervista per Destinazione Umana

JACURSO DA VIVERE E IMPARARE

ALBERGO DIFFUSO

ROSAMARIA LIMARDI

Ha vissuto a Bologna, in Spagna e in diversi Paesi dell’America Latina, poi è tornata a Jacurso, in Calabria, per  conservare il suo ricco patrimonio di tradizioni e tramandarne il valore. Rosamaria, antropologa, nel 2013 ha coinvolto tutta la comunità dando vita ad un progetto di turismo sostenibile, l’albergo diffuso: sette tipologie abitative di diversi proprietari, disseminate in tutto il paese, per accogliere turisti da ogni parte del mondo e fargli conoscere tradizioni, memorie, tecniche artigianali. Qui si può vivere a contatto con la comunità locale, come in una grande famiglia, partecipare alle loro attività, dalla vendemmia alla raccolta delle olive. Perché Jacurso non è solo da vivere, ma anche da imparare.

Rosamaria, dopo aver viaggiato molto hai deciso di fare ritorno al tuo paese, perché questa scelta?

«Sono tornata perché mi mancava la terra sotto ai piedi, la mia identità. Al mio paese ero la figlia di Michele, la nipote di Antonio… mentre in qualunque altra parte del mondo non ero altro che un numero. Mi mancava l’affetto della comunità. Sin da bambina la mia famiglia mi ha trasmesso l’attaccamento alla mia terra, vivevo insieme ai miei nonni paterni in una classica famiglia allargata, i miei giochi erano coltivare pomodori insieme al mio nonno, raccogliere le uova e quando veniva ucciso il maiale si stava a casa da scuola, era una vera e propria festa…»

Sei stata pioniera di un progetto che ha ridato fervore ad una comunità che soffriva lo spopolamento. Com’è nata questa idea?

«Sono partita da me. Avevo una casa, ho messo l’annuncio sul web ed è arrivato il primo turista, poi il secondo, il terzo e così via. Le persone mi vedevano con gli ospiti, hanno iniziato a farmi domande e da lì è partito un vero e proprio progetto collaborativo che ha coinvolto direttamente oltre venti persone e indirettamente tutta la comunità. La filosofia alla base è quella del turismo sostenibile: recuperiamo tutto, dalle coperte fatte al telaio, alle lenzuola della nonna, agli asciugamani di lino delle doti con le iniziali ricamate… È un modo per salvaguardare e trasferire questo importante patrimonio insieme ad alcuni aspetti della vita tradizionale».

Jacurso non è solo da vivere, ma anche da imparare…

«Si, questo è un progetto che mette al centro la partecipazione. Il viaggiatore può soggiornare in diverse tipologie di sistemazioni ma anche trascorrere un periodo a contatto con la comunità locale, avendo la possibilità di apprendere gli usi e conversare attraverso la lingua del luogo. Può infatti partecipare a molte attività: dalla cura dell’orto, ai corsi di cucina con preparazione di pasta fatta in casa e marmellate, alla vendemmia, alla raccolta delle olive, fino a corsi di italiano per stranieri. L’ospite è libero di fare ma anche di non fare perché questo non vuole essere un parco tematico, le attività non vengono organizzate per intrattenerlo ma semplicemente può vivere queste esperienze insieme a noi»

Come vivono i turisti questa esperienza immersiva?

«Chi sceglie di venire a Jacurso solitamente è sensibile e apprezza queste cose. Molte sono persone di terza o quarta generazione, quindi figli di emigrati che tornano perché i loro nonni o bisnonni abitavano nelle vicinanze. Un viaggio di ritorno quindi….ricordo una signora di Chicago arrivata per conoscere Taverna, città da cui il nonno era partito, e per recuperare una memoria che aveva conosciuto solo attraverso i suoi racconti. Era entusiasta, non aveva mai visto un lenzuolo ricamato in questo modo…Chi arriva a Jacurso non è un turista, ma una persona di famiglia o un amico che ci viene a trovare da lontano»

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