Summer School WMF 2020 #jacursodavivereimparare

Attestato

 

In Argentina si parla di #jacursodavivereimparare

Jacurso da vivere e imparare

Il progetto “Jacurso da vivere e imparare” è nato con l’idea di far vedere al mondo questo paesino e di conservare anche le sue antiche tradizioni. Con questo progetto si propone un turismo sostenibile, attraverso: lezioni d’Italiano, escursioni, visite guidate e con la partecipazione della comunità di Jacurso

Il progetto è diviso in due parti:

  • Jacurso da vivere: che offre l’opportunità di alloggiare in diversi spazi del paese.
  • Jacurso da imparare: dove il turista ha la possibilità di trascorrere le sue vacanza in contatto con la comunità e imparare le sue tradizioni.

Le attività tradizionali: Lezioni di cucina; Lezioni d’italiano; Laboratori tradizionali; Preparazioni del vino e dell’olio.

Degustazione di prodotti calabresi: la possibilità di assaporare ottimi prodotti locali di qualità, interamente fatti in casa, preparati con alimenti biologici, presenti sul territorio.

Escursioni e intrattenimento: Archeologia e Patrimonio Storico-Artistico; Alberi secolari e Passeggiate Naturalistiche; Cultura-Spettacoli e Festival.

A me sembra che sia un bel progetto. Permette lo sviluppo del paese, che non sia un luogo “perso nel mondo” e che le sue tradizioni non rimangano soltanto nelle poche persone che vivono lì, ma che invece si tramandino e siano conosciute da altri.

Personalmente, questi tipi di progetti mi piacciono, pensare come riportare in vita uno spazio o un luogo. A Mar del Plata non è necessario fare un progetto di questo tipo, perché è una città con il  turismo già elaborato, invece ha bisogno di mettere a punto tutte le costruzioni tipiche distrutte dal tempo e dall’abbandono, che sono state fatte da architetti molto importanti dell’Argentina. Magari, questo permette di reinventare la città e portare anche più turisti.

 

Agustina Lussoro

Studentessa del corso di italiano agli stranieri

tenuto dalla docente Antonia Limardi

C’era una volta… #jacursodavivereimparare

La memoria: la terra, i contadini… un passato rurale da non dimenticare

Riallacciandomi a quanto si scriveva, nell’ultima parte dell’articolo, sul Monte Contessa dove si parla dei nostri contadini che mantenevano salubre la montagna e tutta la campagna veniva lavorata senza lasciare nessun pezzetto di terreno incolto. Dove le tracce, di tante case in pietra sparse e ben inserite nel territorio, restano come testimonianza di un passato laborioso e non più ripetibile. Jacurso è stato, fin da tempi remoti, un paese in cui l’agricoltura ha sempre avuto un ruolo importante nella sua economia dove non ci sono stati grandi latifondisti ma solo piccoli e medi proprietari terrieri, coloni e braccianti giornalieri che lavorando la terra garantivano una vita dignitosa alla propria famiglia. Pensando alla condizione dei nostri contadini rispetto alla proprietà, al tipo di contratto o alla mezzadria, la terra è stata per tutti sinonimo di sacrifici per coltivarla, di dura fatica e quasi sempre condotta senza nessun mezzo meccanico ma solo ed unicamente “cu la zappa” ed anche l’unico modo per guadagnarsi il pane quotidiano. Per molti nostri compaesani la terra è stata anche casa, famiglia, speranze, progetti di vita, avvenire, morte…. Sulla nostra terra si nasceva e si moriva. Di terra, di colture, di “putare”, de “simianti”, de “margi”, de “majisi”, delle condizioni del tempo della pioggia che non arrivava o che non voleva più smettere si parlava in continuazione: in piazza, davanti alla chiesa, alla Cona, nelle bettole ecc… spesso citando detti o proverbi della nostra cultura popolare che si tramandavano da padre a figlio, di generazione in generazione a seconda delle stagioni. Spesso le terre erano situate su sentieri scoscesi e anche lontane dal centro abitato o anche nei territori dei comuni limitrofi: Maida, Cortale, Curinga ecc.. e i contadini erano costretti a raggiungerle a piedi non avendo da pagare “lu postale”. Cosi prima di affrontare una dura e lunga giornata di lavoro, dalla mattina all’alba fino a sera, bisognava prima con il buio della mattina e poi della sera, camminare per decine di chilometri, mentre le donne erano costrette a caricarsi sulla testa dei gravosi recipienti: “cisti”, “panari”, “varrili” ecc… “cu la curuna supra la testa”, pieni di prodotti che bisognava portare in paese. La produzione agricola era caratterizzata dalla coltivazione del grano, “ndianu”, avena, orzo, lupini, patate oltre agli ulivi, alla vite e da tutti i tipi di ortaggi per uso alimentare. Il nostro territorio era anche dedito alla pastorizia sia in montagna che nelle nostre campagne allevamenti di: caprini, ovini, suini, vaccini, pollame offrivano i prodotti sia per il proprio consumo familiare che per il commercio come la carne, il latte i formaggi ecc.. Oltre al lavoro quotidiano della propria terra durante l’anno, la manodopera si rendeva utile e necessaria anche stagionalmente: per zappare e seminare in autunno, per la mietitura e la trebbiatura all’inizio dell’estate. Un paesaggio agricolo ricco di case rurali sparse, masserie e tanta montagna e campagna coltivata. Anche nel nostro centro abitato erano presenti animali, alcuni girovagavano per il paese, altri dimoravano nelle stalle o nei “catoi” ai piani bassi delle case, altri addirittura dimoravano con le persone. Per cui l’igiene pubblica a quei tempi  era un problema da affrontare con la massima attenzione onde evitare epidemie o morbi e infezioni di qualsiasi natura. L’evolvere della società negli ultimi cinquant’anni, la rapida affermazione delle tecniche moderne e dell’industria anno reso superati i modi e le tecniche tradizionali di lavoro nelle campagne. Di fronte a questa rapida evoluzione, la cultura tradizionale del mondo contadino rischia di scomparire, essendo finita la trasmissione di una sapienza antica alle giovani generazioni. Con la perdita della tradizione si rischia che  vengono dimenticate le tecniche secolari di lavorazione della terra e dei  prodotti  in uso nel mondo contadino, quella cultura orale, quel passaggio da padre a figlio, da generazione in generazione, che senza l’ausilio di trattati o di testi scritti aveva saputo formare tutti i lavoratori della terra “la civiltà contadina”. Tutti i termini legati alla cultura contadina arricchiscono la lingua calabrese e i dialetti locali, come i canti, i detti popolari e le filastrocche che accompagnavano i diversi momenti del vivere insieme in una comunità. La terra intesa come fonte di sostentamento, una cultura contadina passata è stata abbandonata sul finire del secolo passato e poi nel secondo dopoguerra. Milioni di emigranti verso le Americhe prima e tantissimi addetti alle catene di montaggio del Nord poi, hanno lasciato le campagne ed affollato le fabbriche per dare alle famiglie un futuro più prosperoso e migliore. Si lasciavano cosi, nelle case sui campi, gli ormai  vecchi genitori contadini e tutto un patrimonio di esperienze di vita ormai inutili davanti al progresso, allo spreco di energia, all’inquinamento e indifferenti all’andamento delle stagioni. Tutti figli dell’età della zappa uomini e donne ormai esperti nel conoscere fin da bambini le diverse qualità del legno o delle piante, e i loro usi. La civiltà contadina, fatta di fatica e miseria è cosi arrivata verso una società modernizzata, libera da antiche pene e di agi di vita modesti, è cosi scomparsa, ad essa è subentrata una nuova fase storica volta alla modernità, al cambiamento, all’informazione. Non ho nessuna nostalgia per quella civiltà contadina piena di stenti e privazioni, nessuna nostalgia per quel mondo dove le persone vivevano nelle difficoltà e la forza di andare avanti, nessuna voglia di tornare indietro ma la corsa al progresso, allo sviluppo è diventata una corsa senza regole verso la distruzione di ogni cosa: risorse, territori, città, rapporti umani. Lo svuotamento del senso di agire nel sociale, la scomparsa dei valori della vita spirituale, non consentono di guardare al progresso socio-economico e tecnologico della società attuale, che ha sopraffatto la realtà contadina, con la fiducia di un tempo.

Emigrazione -a cura di Mimmo Mazza

Perché? #jacursodavivereimparare

Quali sono gli elementi d’identità di Jacurso

Una piccola comunità composta da 600 abitanti, i residenti, per non parlare dei migranti che da lontano tengono stretto il legame con il paese. La forte identità di Jacurso e della sua gente è basata sull’elemento chiave, quello di condurre una vita tradizionale. Caratterizzata da cose semplici, tutte rigorosamente fatte in casa. Uno stile di vita che garantisce l’autosussistenza.

– Come ci si arriva?

In macchina è il modo più comodo, ma la bicicletta, l’autostop o i mezzi pubblici sono consigliati perché rispecchiano il nostro ideale di turismo responsabile.

– Cosa cerca il viaggiatore che viene a Jacurso?

La tranquillità che si gode nel piccolo borgo lontano dal tram tram quotidiano delle città. Un contatto diretto con il tempo che scorre lento e si ha l’impressione di vivere più intensamente.

– Cosa si fa (o si può fare ) a Jacurso?

  1. Tour nel Centro Storico
  2. Trekking nella Natura più bagno al Fiume
  3. Visita Guidata Aziende Agricole più Degustazione
  4. Raccolta Frutta e Preparazione Marmellata
  5. Festa Popolare di Paese
  6. Lezione d’italiano e Conversazione
  7. Passeggiata Archeologica
  8. Dimostrazione della preparazione del Gelato Artigianale con Degustazione
  9. Esibizione dell’antica Tecnica di Tessitura
  10. Festival Musicali
  11. L’antica lavorazione dell’Olio
  12. Lezione di Yoga e Meditazione
  13. Laboratori di cucina calabrese
  14. Sagre e fiere
  15. Laboratorio di Telaio
  16. Trasferimento stazione/aeroporto
  17. Cesto di prodotti tipici di stagione

Jacurso percepito come:

– un luogo poco conosciuto (da trovare, da scoprire o riscoprire) in una dimensione legata al passato (tradizioni) ma con uno sguardo al futuro.

– con un elemento di attrazione: la sua gente caratterizzata dalla semplicità che contraddistingue l’essenza calabrese.

– è immerso in una natura tipica della zona (la montagna dirimpetto al mare, la macchia mediterranea incorniciata da distese infinite di alberi d’ulivo).

Insieme a queste caratteristiche fisiche Jacurso deve “mostrare” una serie di “doti” relazionali/emozionali.

Jacurso deve quindi voler dire:

autenticità (artigianato locale, costumi, comunità, know-how)

– genuinità (patrimonio enogastronomico autoctono, cibo tradizionale, sapori veri da ri-scoprire e know -how)

– tradizioni (il folklore e le feste religiose e contadine).

– relazioni/scambio (interazioni e relazioni dirette tra le persone e i turisti)

Tutto quello insomma che si può riassumere nelle capacità relazionali autentiche della comunità che vive a Jacurso e nei tempi di vita più lenti e meno frenetici.

Quali sono le principali motivazioni che spingono un turista italiano a visitare Jacurso?

1) scoperta di posti nuovi o poco conosciuti
2) tranquillità e serenità dei luoghi
3) genuinità del cibo
4) convivialità e socievolezza degli abitanti del posto
5) appagamento dei sensi.

6) Un evento (le feste religiose e le attività della vita contadina: la vendemmia, la campagna olearia, uccisione del maiale, ecc.)

7) Altro (un week end di primavera al sole)

Ed ancora:

Quanto tempo si fermano i turisti a Jacurso (o nella zona)? Max 2 notti, in media.

Da dove vengono i turisti? Varie nazionalità internazionali (Es: Corea, Australia, USA, Canada, Cile), europee (Germania, Francia, Inghilterra, Ungheria), Italia.

Come vengono i turisti? (a piedi, in bicicletta, auto, treno, aereo, nave). Principalmente in macchina, ma ci sono stati casi di turisti arrivati a piedi, in bicicletta, treno e aereo.

Quando vengono (periodo dell’anno)? Soprattutto durante la stagione estiva (maggio-settembre)

Sono ritornati? Perché sono ritornati? E cosa gli è piaciuto o dispiaciuto? Sono ritornati alcuni turisti calabresi, gli è piaciuto il posto strategico per effettuare la camminata fra i due mari.

LA COSTA DEGLI DEI E I SUOI MUSEI #jacursodavivereimparare

Con le sue magnifiche spiagge, che vanno da Pizzo Calabro a Nicotera, l’intero tratto del Mar Tirreno meridionale che comprende tutta la provincia di Vibo Valentia, è conosciuta al mondo come l’incredibile Costa degli Dei. Le sue rocce frastagliate, le sue sabbie bianche e spettacolari panorami caratterizzano questo angolo di paradiso calabrese. Al suo interno, la fa da padrona la splendida località turistica di Tropea che, rinomata per le sue favolose bellezze paesaggistiche è nominata la “Perla del Tirreno”. Dalla quale si possono osservare tutte e sette le Isole Eolie. C’è un periodo, in estate, dove il sole sembra tramontare proprio all’interno del cratere del vulcano Stromboli… creando così dei momenti unici e suggestivi. Ma la mitica Costa degli Dei, non è solo spiaggia e mare, anzi offre un ricco patrimonio storico-culturale nei suoi centri dislocati tra la marina e l’entroterra. Come ad esempio, il capoluogo di provincia Vibo Valentia che, con il suo stile architettonico neoclassico rappresenta il comune più popoloso della costa. Pieno di attrazioni turistiche, che spaziano dai siti archeologici, all’architettura religiosa e ai parchi urbani, per non parlare delle numerose aree naturali protette presenti all’interno della provincia. Ma oggi qui vogliamo segnalare, in particolare il Museo Archeologico Nazionale di Vibo Valentia. Intitolato al conte Vito Capialbi (1790-1853), istituito nel 1969 ha sede nel Castello Normanno-Svevo che è la struttura più antica della città, risalente all’epoca di Federico II. Le collezioni esposte all’interno del museo raccontano la storia e l’archeologia del territorio, dalla preistoria, passando per l’epoca greco-romana, finendo al medioevo. Quello che richiama maggiormente l’attenzione è la collezione privata del conte Capialbi, di un ricco monetiere, che è divenuto il riferimento numismatico più importante della Calabria. Dal mare ai monti, in pochi chilometri, per trascorrere un’esperienza unica nel suo genere, queste sono le prospettive di una vacanza da sogno nella Costa degli Dei.

Voglia di viaggiare??? Ecco le proposte di #jacursodavivereimparare

Un nuovo anno è arrivato… carico di energie questo 2020 si prospetta favoloso!!! In qualsiasi momento, per trovare un po’ di relax, per vivere un’esperienza unica, o anche solo per bere un buon bicchiere di vino, #jacursodavivereimparare offre un ventaglio di possibilità per organizzare la vacanza perfetta.

I nostri contatti: +39 3492634353

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Foto di Antonia Limardi

Un viaggio nelle 5 provincie con #jacursodavivereimparare 5

REGGIO CALABRIA

È sede di uno tra i più importanti musei archeologici dedicati alla Magna Grecia (dove sono custoditi i famosi Bronzi di Riace, rara testimonianza della scultura bronzea greca, divenuti tra i simboli della città), di due giovani università (la “Mediterranea” e la “Dante Alighieri”) e del Consiglio Regionale della Calabria. Si presenta con un impianto urbano moderno, effetto del catastrofico terremoto che il 28 dicembre 1908 distrusse gran parte dell’abitato. Il suo sistema urbano, costretto dallo stretto di Messina e coronato alle spalle dalle ultime propaggini dell’Appennino, rappresenta uno dei principali poli economici e di servizio regionale ma anche una delle massime concentrazioni di nodi e attrezzature per i trasporti e naturale struttura logistica della Regione verso le coste meridionali del Mediterraneo. Il centro storico, costituito prevalentemente da palazzi dalle linee liberty, ha uno sviluppo lineare lungo la costa calabra dello stretto con strade parallele al lungomare punteggiato di magnolie, palme e piante rare o esotiche. Ospita uno dei maggiori porti della Calabria, sede della direzione marittima della regione.

 

Mare: sull’Ionio La “Costa dei Gelsomini” (L.R.11/2008) interessa il tratto di litorale compreso tra Capo Bruzzano e Punta di Spropoli: queste spiagge rappresentano le principali aree di riproduzione della Caretta caretta (Tartarughe). Il Parco Marino Regionale “Costa dei Gelsomini” si estende nel tratto costiero compreso tra Capo Bruzzano (16°08”38’E, 38°01”52’N) a nord e Punta di Spropoli (16°02”46’E, 37°55”18’N) a sud. Tale settore costiero include i comuni (da nord a sud) di: Bianco, Ferruzzano, Bruzzano Zefirio, Brancaleone e Palizzi. Roccella Ionica probabilmente, sorge sull’antica città magnogreca di Amfissa. Ha origini molto antiche, che si presume risalgano fino all’epoca della Magna Grecia. Il paese sarebbe infatti l’antica località di Amphisya ricordata nei poemi del poeta romano Ovidio. Nel X secolo il paese si chiamava già Rupella, poi Arocella, fino all’attuale nome di “Roccella” a causa della sua localizzazione sulla rocca. Il paese è dominato da una roccia che ospita l’antico castello medievale Al 1270 risale il primo documento che testimonia l’esistenza di Roccella Jonica: in esso si tratta della vendita del Castello donato a Gualtieri de Collepietro da Carlo I d’Angiò. Roccella fu un importante feudo e rocca difensiva della costa, principalmente contro gli invasori saraceni, come simboleggiato anche nel gonfalone araldico, che rappresenta un guerriero che lotta con un moro. Melito di Porto Salvo, in Calabria, fa parte dell’Area metropolitana di Reggio Calabria ed è anche il comune più meridionale della Calabria e quindi dell’Italia continentale (cioè isole escluse). Sorge su una collina detta Colle Calvario, che digrada dolcemente verso il mare Ionio per 85 metri di altezza.

…e sul Tirreno: Scilla è un’importante località turistica e balneare poco a nord di Reggio, e costituisce uno tra i borghi più belli e caratteristici d’Italia, meta di artisti in ogni epoca e di ogni nazionalità e frequentatissima meta estiva. E’ situata sull’omonima punta, che sorge 22 km a nord del capoluogo: il Promontorio Scillèo, proteso sullo Stretto di Messina, che anticamente veniva infatti denominato Stretto di Scilla. Una delle principali attività cui era dedita la popolazione, fino a qualche anno fa, era la pesca che trovava la sua più alta espressione nella “caccia” al pescespada (pesca tradizionale) condotta con il lontre, una speciale barca a remi usata fino agli anni cinquanta, e successivamente con la passerella, una speciale barca a motore con una lunga passerella a prua e una alta antenna centrale, detta falere, che serve per rilevare la presenza del pesce.

 

Monti: Il Parco Nazionale d’Aspromonte nasce nel 1989 per la tutela e la salvaguardia ambientale dei territori della sezione aspromontana dell’ex Parco Nazionale della Calabria, esistito fino al 2002. Il territorio del parco d’Aspromonte è all’interno della provincia di Reggio Calabria e prende il nome dal Massiccio dell’Aspromonte che significa candido, bianco e risale alle popolazioni greche della costa ionica che ammiravano le candide formazioni montuose del massiccio. Montalto è la cima più alta con i suoi 1955 m.s.l.m. e offre un meraviglioso panorama della Calabria e della costa siciliana. Il territorio del parco presenta inoltre una grande varietà di specie vegetali e animali e gode di particolari condizioni climatiche che favoriscono un ambiente ricco di biodiversità. Condofuri (Kontofyria in greco calabro) è un comune della provincia di Reggio Calabria, inserito nell’area linguistico-geografica Grecanica, caratterizzata cioè, dalla presenza di una lingua parlata e scritta strettamente imparentata con il greco antico. Come testimonia l’agorà del paese, su cui sorge la chiesa, dove confluiscono tutte le stradine del piccolo centro abitato, Condofuri è di origini magnogreche, come d’altronde molti altri paesi della stessa area.
L’ordinamento amministrativo francese del 1807 considerava Condofuri “Luogo”, cioè “Università”, del governo della vicina Bova. Un successivo decreto, risalente al 1811, istituiva i Circondari e i Comuni e Condofuri fu posta a capo delle frazioni di Gallicianò ed Amendolea. Un’altra legge borbonica, questa volta del primo maggio 1816, consolidò il ruolo di Comune di Condofuri che, allo stesso tempo, passò dalla provincia di Catanzaro a quella di Reggio Calabria. Gallicianò ed Amendolea erano considerate sottocomuni, San Carlo un villaggio. Il nome del paese deriva dal greco “Konta-Korion”, “Conda-Chorion” o forse “Conda-Chori”, dove “Chorio” significa “Paese”, probabilmente in riferimento alla vicinanza con Gallicianò o Amendolea, oggi frazioni, di cui un tempo rappresentava invece una parte della baronia[3]. Molti storici sono del parere che il nome possa significare “covo di ladri”, anche se non certe sono le ipotesi a tal riguardo.

 

Città/Paesi: Gerace il suo borgo medievale viene descritto come uno tra i più belli d’Italia. La cittadina, che conserva ancora oggi un’impostazione e un fascino medievale, si trova all’interno del Parco Nazionale dell’Aspromonte. Il centro urbano, in particolare il borgo antico, è ricco di chiese, palazzi d’epoca, e vani, un tempo abitazioni o botteghe, scavati direttamente nella roccia. Vi si possono ammirare un castello ed una cattedrale, entrambi di epoca normanna, oltre a numerose costruzioni di varie epoche e stili architettonici. Dalla sua posizione arroccata, Gerace gode di un’ampia e panoramica visuale su gran parte del territorio della Locride. Stilo è un comune della provincia di Reggio Calabria, inserito nel circuito de I borghi più belli d’Italia. Stilo si trova ai piedi del Monte Consolino, a 400 m. sopra il livello del mare. Stilo è nota sin dai tempi antichi per le sue miniere metallifere. L’antico borgo è disposto a gradinate su un pendio disseminato di ulivi e viti; è caratterizzato da case di pietra scura che sembrano dipinte nella roccia. Di origine greca, passata poi sotto il dominio dei Bizantini nel X secolo divenne il più importante centro bizantino della Calabria meridionale. Qui ci furono molti eremiti e monaci basiliani, i quali costruirono la celebre Cattolica, uno tra i più importanti monumenti della regione, miracolosamente intatto. Stilo è inoltre la patria natale del filosofo Tommaso Campanella. Ogni anno a Stilo si svolge il Palio di Ribusa, una delle manifestazioni più belle e suggestive della tradizione popolare calabrese, un viaggio inusuale in un’atmosfera medievale e in quel periodo critico e pur interessante e magico (secoli XV, XVI, XVII), che caratterizzò la società e le Istituzioni del Regno di Napoli.

 

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CATANZARO

Sito a 320 metri sul livello del mare, su di un rilievo che scende ripido verso il Golfo di Squillace nel mar Ionio, Catanzaro, il capoluogo di provincia, è diviso in due parti: il vecchio centro, con vie strette e tortuose e la zona moderna. Le sue origini risalgono al secolo IX ad opera dei Bizantini, i quali, allo scopo di proteggere i loro domini calabresi, fondarono un borgo fortificato dal nome Catasaron (latinizzato poi in Catanzarium). Nel 1055, fu conquistata dai Normanni, sotto i quali divenne sede vescovile, un importante centro di studi con la creazione della libera Università e centro economico indirizzato soprattutto all’industria della seta. Partecipò attivamente ai moti del 1820/21, del ’48 e del ’60 e fu colpita dai vari terremoti verificatisi in Calabria, che ne danneggiarono i più antichi monumenti.

Mare: sull’Ionio Copanello Lido è una frazione del comune di Stalettì in provincia di Catanzaro, situata lungo la costa jonica della provincia calabrese a sud del capoluogo. Si menziona spesso in quanto è una delle tante rinomate località balneare del mare Ionio. Le spiagge, sormontate da crostoni di roccia, sono caratterizzate da sabbia chiara e fine. Il paesaggio lascia senza fiato, il mare è limpido e cristallino. Soverato rappresenta il polo turistico più importante sulla costa ionica, vanta spiagge bianche con sabbia mista a ghiaia e strutture turistiche attrezzatissime. Per la sua bellezza è definita “la perla dello Ionio”. Isca sullo Ionio è una località turistica molto rinomata della provincia di Catanzaro. Ad Isca recentemente sono state fatte interessanti scoperte archeologiche, precisamente nell’area denominata “Sanagasi”, in cui sono rinvenuti reperti di età romana.

…e sul Tirreno: Gizzeria è uno splendido borgo di origine albanese che si presenta montuoso nella parte settentrionale e pianeggiante in quella meridionale, dove termina affacciato sul mare (Lido di Gizzeria). Il centro storico è caratteristico e suggestivo perché ricco di strade e viuzze strette, di casette antiche, di scalinate. Il territorio di Gizzeria, attraverso i reperti archeologici rinvenuti, conta numerose testimonianze di insediamenti italici e greci nell’antichità. Falerna è un comune italiano della provincia di Catanzaro in Calabria, affacciato sulla costa tirrenica. E’ infatti una rinomata località turistica balneare, ricca di strutture turistiche ben attrezzate. La spiaggia è molto lunga e mista di sabbia e ciottoli, il mare trasparente e cristallino.

Monti: Taverna è un comune della provincia di Catanzaro, situato ai piedi della Sila Piccola. La leggenda narra che Taverna fu fondata ai tempi della dominazione greca in Calabria. Fu dominata dai bizantini e dai normanni e distrutta due volte. A Taverna vi sono edifici di grande interesse architettonico come la Chiesa di San Domenico e la Chiesa di Santa Barbara. Taverna è anche il paese natale di un grande pittore del 600, Mattia Preti, detto il Cavaliere Calabrese, perché fatto cavaliere da papa Urbano VIII durante la sua attività a Roma. Il paese ospita oggi una mostra di opere del grande pittore. Tiriolo sito al centro dell’istmo di Catanzaro, ci offre la vista dei mari Ionio e Tirreno. La sua posizione strategica permise alla popolazione del passato di potersi difendere da incursioni esterne. Tra le scoperte archeologiche più importanti, presenti nel museo Antiquarium, ricordiamo qui: la tavola di Bronzo “De Bacchanlibus” del 186 a.C.; un elmo greco di bronzo; innumerevoli monete bruzie, greche e romane. Dal punto di vista geologico, Tiriolo è noto per la presenza della gahanite, minerale rarissimo, che si presenta in cristalli ottaedrici azzurro scuro.

Città/Paesi: Parco Archeologico di Scolacium si trova in località Roccelletta di Borgia. Dell’abitato preromano rimane poco; i resti visibili nel sito dimostrano l’impianto della colonia romana con i monumenti più importanti. Scolacium, città di Cassiodoro, e successivamente, Minervium e Colonia Minervia è un’antica città costiera del Bruzio. Ebbe una storia millenaria attraverso greci, brettii, romani, bizantini, saraceni e normanni. Le sue rovine si trovano sulla costa ionica nel Golfo di Squillace. Minervia Scolacium è il nome della colonia romana che fu fondata nel 123-122 a.C. nel sito dove precedentemente si trovava la città greca di Skylletion, a nord di Caulonia. Il centro greco è nominato da Strabone ed ha un mito di fondazione collegato alle vicende della guerra di Troia: sarebbe stata fondata da Ulisse, naufragato in quella terra o dall’ateniese Menesteo durante il ritorno da Troia. Badolato è un suggestivo borgo medievale in provincia di Catanzaro, situato su una collina a pochi chilometri dalla costa ionica, alle spalle delle pre Serre Calabre. Le sue origini si devono a Roberto il Guiscardo (1080) il quale fece erigere un Castello fortificato. Nel 1269 gli Angioini concessero il feudo a Filippo il quale l’anno successivo intraprese una guerra con il Conte Ruffo di Catanzaro.

Trascorri una giornata in campagna con #jacursodavivereimparare

Se credi che le tue vacanze siano finite… soltanto perché è arrivato l’autunno:: ti sbagli!!!

Riprendi in mano il tuo tempo, stacca dalla routine quotidiana e vieni a trascorrere una giornata in campagna con noi qui a JACURSO.

Scarpe comode e tanta voglia di stare all’aria aperta e divertirsi. Da soli, in coppia o in gruppo noi di #jacursodavivereimparare vi aspettiamo.

Si raccoglieranno gli ortaggi del nostro orto, la frutta dai nostri alberi e le succulente OLIVE calabresi.

Poi pranzeremo tutti insieme preparando il pranzo con il raccolto e degusteremo il nostro VINO…

Adesso è il momento!!!

Per info e dettagli contattaci su whattsapp 3492634353 o scrivi a discoverjacurso@gmail.com.